Intervista - Luca Masi Art

Luca Masi
L'unicità dell'imperfezione
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L'unicità dell'imperfezione
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Luca Masi - L'errore come punto di partenza verso l'incontro
In vista della sua prima performance all’Hotel Carlton prevista per questo sabato — 23 novembre alle ore 18 — abbiamo incontrato Luca Masi, giovane artista emergente.
Come per definizione, il suo happening si focalizzerà non tanto sull’oggetto, ma sull’ evento a cui darà luce. “Questo sarà il mio primo happening” — ci spiega con un sorriso che rivela il suo entusiasmo — “Mi piacerebbe farne tanti, per coinvolgere il maggior numero di persone.
E’ un po’ una sfida per me. Vorrei realizzare qualcosa con chi parteciperà, ovvero realizzare un quadro accompagnati dalla musica e dal fatto che insieme stiamo condividendo qualcosa. Il mio scopo non è quello di fare un bel quadro, ma piuttosto quello di “aggregare le persone”: creeremo un quadro che rappresenterà un momento di condivisione. In futuro spero di poterlo includere nella mia mostra. Questa performance nasce come momento di avvicinamento delle persone verso la mia arte e l’arte in generale”.
E’ nella sua città, Ferrara, che il suo percorso artistico ha avuto inizio. Il suo estro creativo parte dalla riflessione che l’essere umano è prima di tutto imperfezione. Come l’uomo non è privo di difetti, così non lo sono le sue opere. Questa è l’idea che pone le fondamenta per la sua ultima mostra, “L’errore” ( come punto di partenza ).
Le sue opere sono realizzate attraverso l’utilizzo di colore acrilico spray su tela e cartoncino. Cuore pulsante della sua filosofia è la condivisione, la comunicazione interpersonale. L’incontro è il punto di partenza di Masi, ciò che conferisce ai suoi quadri esistenza ed identità.
La tua arte è molto istintiva, quasi intuitiva, come se derivasse da una ispirazione “carpe diem”. Quanto purezza e sensibilità contano rispetto alla tecnica e alla teoria?
Il metodo nell’arte contemporanea, nell’arte astratta di oggi, non conta nulla. Spesso guardando opere contemporanee non riesco a darne un senso: glielo suggerisce l’artista, non io. Sono convinto che il metodo come forma di realizzazione di un’opera non sia importante. Quello che conta è se un’opera riesce a trasmettere qualcosa a chi la guarda. Se i colori su una tela trasmettono qualcosa all’artista e a chi la vede, allora si tratta di un’opera compiuta, è qualcosa che ha un senso. L’artista parte da ciò che ha dentro, lo rivede nella sua opera e lo trasmette ad altre persone. E’ una sorta di connessione tra artista e spettatore: questa è un’opera d’arte. “
Secondo te cosa cancella l’asimmetria di base che c’è tra il guardato ed il guardante?
L’arte astratta in particolare, così come l’arte in generale, è un legame tra le persone. Tra le forme d’arte io inserirei anche lo “stadio”. Mi piace molto il calcio e dal mio punto di vista le coreografie delle curve sono una forma d’arte straordinaria. E’ un collante della società fantastico. La gente le vede e si chiede cosa siano. Si tratta di un insieme di persone legate dal fatto che stanno tutte tifando per la stessa squadra e sono unite da quel cartellone, striscione o coreografia. Per me questa è arte, una sorta di happening. Significa unire le persone. C’è un dialogo, ma non è per forza detto che la sensazione sia la stessa. Il fatto che l’artista metta dei colori su una tela senza apparente senso e che quei colori negli occhi di un’altra persona lo abbiano, per me è già arte.
A proposito di dialogo, qual è il messaggio che vorresti trasmettere attraverso le tue opere?
Sin da piccolo ho sempre ammirato l’arte, in particolare l’arte astratta. Passavo intere estati al mare partecipando alle aste. Volevo vedere i quadri e vedere come venissero venduti. Alle volte pensavo “Sì, me le vuole proprio vendere”. Ho visto tante mostre, amo in modo particolare la Biennale di Venezia. Mi piace vedere che dal niente possa nascere qualcosa all’interno di chi realizza e di chi vede. Mi sono avvicinato all’arte perché mia sorella, avvocato, doveva decorare il suo studio. A me sarebbe piaciuto fare arte, così le ho proposto alcune mie opere. A lei sono piaciute, così come ai suoi clienti.
Dal nulla mi sono reso conto di poter creare qualcosa che piacesse a me e anche ad altri. Mi piace fare arte, mi piace unire le persone. Ovviamente non ambisco che i miei quadri siano perfetti. Dopotutto sono autodidatta. Sono convinto che l’arte astratta debba essere il risultato di qualcosa che nasce da dentro, che non deve essere sporcato dalla tecnica. Il mio scopo è gettare sulla tela quello che ho dentro e trasmetterlo. “
Come si fa a vedere un errore come punto di partenza se non c’è nulla di sbagliato? Se l’opera deriva da un’emozione pura che parte da dentro, come fa ad essere un errore?
A scuola lessi un brano sull’Harley-Davidson che la osannava come ottima moto, ma che sottolineava un suo piccolo difetto: da sotto tendeva a perdere olio. In realtà questa caratteristica, con il tempo ha aiutato l’Harley ad essere conosciuta nel mondo. Alle volte da ciò che sembra un insuccesso può nascere qualcosa di straordinario.
Parlo di errori, perché vorrei trasmettere l’idea che sbagliare è umano. Solo dagli errori si può ripartire e si può crescere. Solo sbagliando si può fare di meglio in futuro. Credo inoltre che i miei errori tecnici, derivati dalle mie lacune, siano parte integrante del risultato finale. Per me quegli errori possono essere qualcosa in più per lo spettatore. Sono convinto che l’imperfezione nell’essere umano, come nel quadro, trasmettano un’unicità che qualcosa di perfetto non avrebbe.
L’arte per te è questione di libertà. Possiamo parlare della tua arte come processo terapeutico verso la libertà?
Esattamente. Si tratta di un’evoluzione. Si inizia per evolversi e cambiare. Ipoteticamente si potrebbe pensare di usare il mio modo di fare arte per curare delle persone. Immagino che non sia un progetto semplice, ma nella mia testa sto pensando a come usare il mio approccio all’arte con i malati di Alzheimer. L’arte è per tutti e lo sarà sempre. E’ per tutti sia farla che condividerla; questo discorso vale per qualsiasi forma d’arte. Chi è artista riceve tantissimo dall’arte. E’ uno sfogo per tirare fuori quello che hai dentro e ciò ti permette di vivere meglio.
Senza arte il mondo sarebbe molto più povero e sono convinto che in questo momento storico ci sia una grande conflittualità tra le persone, c’è la voglia di scontrarsi piuttosto che incontrarsi. Se le persone credessero di più nell’arte probabilmente questo livello di conflittualità si abbasserebbe tantissimo. Abbiamo bisogno di beni materiali per vivere, ma non solo. Dovrebbero rivalutare l’arte come risoluzione di tanti problemi sociali.
L’arte può essere una forma di terapia e di vita, perché viviamo di materia e di astrazione. L’arte purtroppo è ancora troppo sottovalutata e poco sostenuta e con ciò voglio sottolineare che l’artista produce a sue spese, senza nessuno che voglia aiutarlo, indipendentemente da quanto possa essere bravo.
Condivido appieno. C’è una mancanza di educazione all’astrazione. Siamo troppo abituati ad avere immagini nitide; è così che abbiamo smesso di interrogarci e di porci dubbi. Rimaniamo a galla, sulla superficie, dimenticandoci che il mare è prima di tutto un mondo, un mondo profondissimo. Vivendo in una società iper-digitale ed iper-virtuale, possiamo “immergerci” in mille mondi senza approfondirne alcuno, senza andare in profondità.
Cosa ne pensi della tecnologia e qual è il tuo rapporto con essa? Utilizzi la tecnologia come mezzo di divulgazione per la tua arte?
Non mi ci rivedo per niente. Per me “arte” è ciò che vedi di persona, senza mezzi di supporto. L’immagine del mio quadro sul telefonino, non è la mia arte. Nonostante ciò, la fotografia mi piace molto, essendo appassionato di luci. Mi piacerebbe portare l’astrazione nella fotografia, di fare il contrario di ciò che si cerca di realizzare solitamente.
Non voglio fotografare la realtà come concreta, ma come qualcosa di astratto. Ciò si collega alla mia idea di arte pittorica. Se devo disegnare un bicchiere fatto bene, allora lo fotografo senza farci nulla di particolare. La pittura ora come ora deve essere astratta, deve andare oltre la semplice realtà, deve andare appunto in profondità.
Ringraziamo Luca Masi per averci offerto l’opportunità di parlare con lui e soprattutto per averci insegnato a percepire l’errore come punto di partenza nella tecnica, così come nella vita, per incontrare il nostro io più profondo. Le sue opere trasmettono il valore della comunicazione e della condivisione, concetti tanto importanti quanto urgenti.
Vi aspettiamo sabato 23 novembre alle ore 18:00 all’Hotel Carlton per partecipare insieme alla sua performance, metterci alla prova e condividere anche noi i nostri “errori”.

Marta Schinaia © riproduzione riservata
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